Elena e la matematica

guardando il cielo stellato

Posted on: dicembre 14, 2010

Oggi, durante la lezione di didattica della matematica, il professor Lariccia ci ha proposto di usare il programma Iplozero per ricreare una costellazione. Ognuno di noi ha scelto la costellazione che preferiva dall’atlante stellare, l’ha riportata in paint in modo da ricreare lo sfondo su cui lavorare con Iplozero. Spostandosi a destra, a sinistra, grazie a tarta, siamo riuscite a creare  con dei “puntoni” la costellazione …poi abbiamo aggiunto anche le scritte …

ECCO L’ATLANTE …

Ho lavorato sulla costellazione di Cassiopea:

Cassiopea è una costellazione settentrionale, raffigurante Cassiopea, la leggendaria regina di Etiopia. È una delle 88 costellazioni moderne, ed era anche una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo.

Cassiopea è una delle costellazioni più caratteristiche e più riconoscibili del cielo settentrionale. Poiché è molto vicina al polo nord celeste, rimane visibile nel cielo per tutta la notte in tutta la fascia temperata dell’emisfero boreale; nell’emisfero australe è visibile solo dalle zone tropicali. Rispetto al polo nord celeste, si trova opposta al Grande Carro.

Cassiopea ha nel cielo la forma di una W formata principalmente da 5 stelle.
Cassiopea era la vanitosa moglie del re d’Etiopia Cefeo: nel cielo difatti le due costellazioni corrispondenti sono vicine, e rappresentano l’unica coppia di coniugi presenti nel firmamento. Un giorno Cassiopea, mentre si pettinava, affermò di essere più bella delle Nereidi, le cinquanta ninfe del mare figlie di Nereo, il Vecchio del Mare. Faceva parte di esse Anfitrite, la moglie di Poseidone, il dio del mare. Proprio quest’ultima, offesa per l’affronto, convinse il marito a punire la regina d’Etiopia per la sua superbia, e il dio inviò un mostro marino (celebrato nella costellazione della Balena) a saccheggiare le coste del suo regno. Cassiopea e Cefeo decisero dunque di sacrificare al mostro la loro figlia Andromeda che però fu salvata da Perseo, in una delle missioni di salvataggio più famose nella storia della mitologia. Cassiopea fu condannata a girare in eterno intorno al polo celeste, costretta in alcuni periodi a farlo a testa in giù.

Ho deciso poi di lavorare sulla costellazione del corvo:

Il Corvo è una piccola costellazione meridionale, con solo 11 stelle visibili ad occhio nudo (cioè più brillanti della magnitudine 5,5). È una delle 88 costellazioni moderne, ed era una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo.

La costellazione del Corvo ha delle dimensioni ridotte, ma nonostante ciò è molto facile da individuare, grazie alla presenza di alcune stelle di seconda e terza magnitudine disposte a formare un trapezio, che risalta notevolmente in un’area di cielo altrimenti povera di stelle brillanti; ciò fa sì che il Corvo sia osservabile con facilità anche dalle aree urbane.

Il Corvo era, nel mito greco, l’uccello consacrato al dio Apollo. Apollo era una divinità associata alla profezia e alla saggezza, alla musica e alla poesia, alla medicina, alla legge, alla filosofia e alle arti. Quando gli dei Olimpici furono assaliti dal mostro Tifone, il dio Pan gettò l’allarme, e gli dei si trasformarono in animali per fuggire. Afrodite ed Eros si trasformarono in pesci, e lo stesso tentò di fare Pan, riuscendoci solo per metà. Apollo si trasformò in corvo.

Si racconta che il Corvo fosse in origine bianco come la neve; ma un giorno esso portò ad Apollo la tremenda notizia che il suo amore Koronis gli era stata infedele. Apollo sfogò la sua rabbia sul povero Corvo facendo diventare nere le sue penne. Un altro racconto narra che un giorno Apollo si accingeva ad offrire un sacrificio a Zeus (Giove). Egli mandò il Corvo con la Coppa a raccogliere dell’acqua nelle vicinanze. L’uccello, che era oltremodo goloso, fu distratto da un albero di fichi i cui frutti non erano del tutto maturi. Il Corvo era tentato dai fichi, ma non poteva mangiarli perché erano ancora un po’ acerbi: così esso aspettò per due o tre giorni che i frutti maturassero. Nel frattempo, Apollo aspettava che l’infido pennuto tornasse con l’acqua. Stanco di attendere, il dio si procurò l’acqua da sé. Il Corvo, una volta saziatosi dei fichi ormai maturi, volò da Apollo con la sua tardiva coppa colma d’acqua. Ma Apollo era infuriato. Il Corvo cercò di scusarsi raccontando che un serpente d’acqua aveva ostacolato il suo viaggio, ma per il saggio Apollo la scusa era trasparente, ed egli castigò il Corvo. Il dio mutò la melodiosa voce dell’uccello in uno strido rauco. C’é anche chi afferma che fu in questa occasione che le bianche piume del Corvo divennero nere. Ma la peggior punizione fu il fatto che Apollo pose in cielo il Corvo tra la Coppa (Crater) e il serpente d’acqua (Idra). All’Idra fu ordinato  di impedire al Corvo, per l’eternità, di avvicinarsi alla Coppa per bere.

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