Elena e la matematica

le donne e l’informatica

Posted on: dicembre 8, 2010

Lo sapevate che la prima programmatrice era una donna? che l’applicazione della teoria delle funzioni ricorsive ai computer fatta nella meta’ degli anni cinquanta e’ opera di Rósa Peter? Che gli odierni cellulari sono stati tenuti a battesimo dall’attrice Hedy Lamar? Che il Cobol l’ha scritto un’ammiraglia, la stessa che trovo’ il primo “vero” bug in un computer? E che il primo software ad essere brevettato era stato scritto da una donna? Probabilmente no, quella delle donne informatiche e’ una storia che  non solo non e’ conosciuta ma che in gran parte deve essere ancora scritta. 

 Durante il Medioevo erano  i monasteri e i conventi i luoghi dove le giovani, ricche e povere, ricevevano la loro educazione; quando in Inghilterra furono distrutti  da Enrico VIII durante la Riforma, scomparve ogni sistema istituzionale di educazione femminile per molto tempo. Il Seicento invece fu caratterizzato, oltre che dalle mirabili scoperte scientifiche, anche dalla dichiarata aspirazione delle donne (ovviamente aristocratiche), ad addentrarsi nello studio delle scienze. A loro pero’ era negata un’istruzione adeguata e ancora fino alla seconda meta’ del Novecento, quelle poche che avevano potuto avere accesso alla scienza furono considerate figure eccentriche, spesso oggetto di derisione e di sottovalutazione. Le donne di scienza percio’ facevano quello che potevano: lontano dall’accademia si confrontavano nei salotti, come Clelia del Grillo Borromeo (ca. 1680-1777), la genovese che fondo’ l’Accademia dei vigilanti per lo studio della geometria, studiavano privatamente e corrispondevano in tutte le lingue con i maestri riconosciuti delle varie discipline.

 La matematica Maria Gaetana Agnesi (1718-1799) fu la prima donna ad insegnare all’Universita’, nel 1750 a Bologna. A Elena Cornaro Piscopia nel 1678 era stata concessa per la prima volta al mondo la laurea (in filosofia), ma ci vollero altri cinquantaquattro anni per avere una seconda laureata, Laura Bassi, che poi nel 1776 ebbe una cattedra di fisica sperimentale a Bologna.

Se alcune donne eccezionali riuscirono pure tra mille difficolta’ ad emergere, una maggiore partecipazione femminile fu  possibile solo quando gli uomini erano impegnati altrove (come soldati di eserciti in guerra) e si rendevano percio’ disponibili delle posizioni lavorative. Questo meccanismo pero’ funzionava solo finche’ un determinato campo del sapere non era considerato sufficientemente importante, prestigioso o lucrativo: cio’ e’ stato  particolarmente evidente nello sviluppo dell’informatica, dove le donne hanno dominato fino agli anni sessanta, ossia prima che se ne intuissero le potenzialita’ commerciali. 

OGGI …

A battersi per scardinare il monopolio maschile dell’high tech sono in molte. Negli States l’Association for Women in Computing premia una donna “modello” nel settore high tech: il premio è intitolato ad Augusta Ada Lovelace Byron, figlia del noto poeta romantico e tra le prime protagoniste della tecnologia al femminile (è autrice del primo calcolatore analogico). A due passi dalla Silicon Valley Anita Borg ha fondato l’Institute for Women and Technology con l’obiettivo di “aumentare l’influenza delle donne nelle tecnologie e delle tecnologie nella vita delle donne”.  Anche l’Association Women in Science (AWIS ) si concentra sull’eguaglianza e la partecipazione delle donne nella scienza, nella matematica e nell’ingegneria. E la rete europea WITEC, Women in science, engeneering and technology, nata per eliminare gli squilibri di genere, ha un ricco database di donne che lavorano nelle tecnologie. In Italia le fondatrici dols.net (donne on line, non bambole!) hanno istituito un sito per aiutare le donne nel rapporto con le nuove tecnologie. Imprenditrici del web, programmatrici, grafiche della Rete o anche solo appassionate: ogni mese sono in 40 mila a visitare il sito che segnala offerte di lavoro, corsi di formazione in tutt’Italia e patrocina borse di studio.

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